Colpo di scena in una esplosione di umanità

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Gesco
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Colpo di scena in una esplosione di umanità

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 Ho diviso le ore in minuti
I minuti in secondi
I secondi in attimi
Di eternità 
Di amore.
LIA DREI
(Tratto da LIA DREI anni sessanta, Gabriele Simongini, Museo Civico di Taverna, I QUADERNI DEL MUSEO Edizioni)

 Quando decidemmo di scrivere DUE ROSE SENZA SPINE sapevamo che si sarebbe trattato di dare la stura a un insieme di suggestioni forse irripetibili, vissute intensamente da molte persone, nello stesso spazio e nella stessa epoca. E noi eravamo state spettatrici bambine, inconsapevoli, ma non indifferenti. Più volte fotografammo volti, rughe, corpi torti come ulivi stanchi, sguardi spenti che volevano e potevano riaccendersi, mani colte nel compiere gesti nuovi come lo strappare la carta lucente di un gigantesco uovo di Pasqua, senza che qualcuno ponesse limiti, potendo finalmente far esplodere la gioia ancora infantile e tenera.

Gesti nuovi: nuovi ma non inutili, malgrado le mani appartenessero a anziani esseri umani.
Non potevamo, però, sapere se qualcuno avrebbe mai voluto mettere mano, lanciare uno sguardo in quella miniera di umanità prima perduta e poi recuperata. Di questo si trattava: entrare in un mondo descritto mille e mille volte ma mai troppo e mai con occhio discreto e davvero obiettivo. Era il mondo della follia, il mondo dei cosiddetti “folli” trasmigrati con i loro fardelli di storie allucinanti e patimenti prima dalla solitudine verso la violenza vile dei manicomi, e poi, dopo la promulgazione della legge cosiddetta “Basaglia”, verso altre strutture di accoglienza finalmente più decorose. In certi casi, purtroppo, trasmigrati verso la strada, verso residui di famiglie non accoglienti, verso l’indifferenza.
Non sapevamo ancora che da più grandi ci saremmo imbattute nella produzione di una artista come Lia DREI e che avremmo potuto leggere: Noi vediamo intorno a noi segnali stradali, pubblicità, automobili eccetera, nei quali il colore è usato come mezzo di comunicazione, di informazione. E più il colore è preciso, netto, smagliante, più è facile capirne il significato, la necessità che ne ha provocato quell’uso. Gli esperimenti psicologici ci hanno rivelato le differenze esistenti nei modi di reagire delle persone al colore ed alla forma. Gli esperimenti fatti su alcuni malati mentali fecero scoprire che gli individui di carattere euforico erano più sensibili al colore, mentre i tipi depressi reagivano di preferenza alla forma.
copertina due rose senza spine
 
Non fu un caso, dunque, se vedemmo quelle persone impegnate nell’uso di colori e oggetti di varie forme.
Accadde altro davanti ai nostri occhi; non poteva essere raccontato senza dire della violenza e delle offese che si potevano cogliere nelle strutture manicomiali; non si poteva tacere la rivoluzione di civiltà operata da gente come Franco BASAGLIA e Sergio PIRO insieme a tanti altri rimasti nell’ombra.
Non potevamo sapere, dunque, quel che sarebbe successo, che la cooperativa GEA decidesse di far proprio il testo e usarlo per celebrare il superamento di un traguardo significativo: i venti anni dalla fondazione, in un settore caratterizzato dalla alta moria di società.
Il convegno – presentazione ha dato modo di fare il punto su una situazione che spesso torna agli onori della cronaca, facendo riascoltare tesi mai superate intorno alla assurda e insostenibile necessità di riaprire i manicomi. Certo, esiste il problema di una applicazione inesatta della legge, coniugato con la necessità di tutelare gli stessi ammalati e gli altri, ma chi ha fatto l’esperienza del manicomio, anche come medico, sa quanto sia folle, questa sì, una idea del genere.
Sono emersi problemi connessi alla crisi economica; eppure il presidente della cooperativa GEA, il dr. Claudio ROMANO, ha potuto evidenziare come operare nel sociale implichi la necessità di fornire comunque standard non negoziabili. La tesi, condivisa dal sindaco di Baronissi, il dr. Giovanni MOSCATIELLO, ha dato modo di evidenziare elementi fondamentali. Il vibrante intervento del sindaco ha pure posto a confronto l’attuale qualità del vivere in un centro residenziale di non grandissime dimensioni con città più grandi. Ha tracciato la storia dei decenni scorsi quando le carenze dei servizi facevano apparire fatiscente un paese dalle nobili tradizioni. Adesso si vive bene a Baronissi.
Le sue considerazioni ci hanno fatto ricordare il libro LA VERITÁ È UN CANE, (Nicola Quatrano, Avagliano Editore).
Quando fu presentato alla libreria Feltrinelli di Salerno, il Sostituto Procuratore della Repubblica Michelangelo RUSSO evidenziò come la Napoli descritta dall’autore, ex magistrato del pool di Mani Pulite, fosse priva di animali.
Nel nostro quaderno gli animali ci sono e furono gli amici che aiutarono gli ammalati a fidarsi nuovamente, forse per la prima volta, degli altri esseri umani. È anche in ciò la differenza tra Napoli e Baronissi, più che nelle dimensioni. Da questo punto di vista crediamo che una città sia ben amministrata quando si sappia cosa davvero sia utile agli abitanti. Condivisibile, dunque, ciò che quel sindaco illuminato ha saputo rilevare. Ha ragionato anche intorno al senso del titolo del quaderno: Due rose senza spine, cogliendo come nella vita le spine non manchino mai, ma occorre comunque cogliere le rose, essere disponibili. Le due rose cui metaforicamente si allude sono due esseri umani, la cui ricchezza è stata troppo a lungo relegata tra le mura di un manicomio, senza alcuna ragione. Erano rose che non pungevano, non rappresentavano un pericolo. Per fortuna vi fu il lieto finale: poterono riemergere alla vita civile, si potrebbe dire “normale”, seppure da anziane. E Amelia vive ancora.
Il dr. Ferdinando PELLEGRINO, psicoterapeuta, già Direttore dell’Unità Operativa di Salute Mentale dell’ASL Salerno 1, distretto 5 – Costa d’Amalfi è Dirigente medico presso il Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Salerno (ex Sa1), insegnante presso scuole di psicoterapia e università; curatore di eventi formativi in diversi ambiti professionali nonché giornalista scientifico (vincitore dell’edizione 2000 del premio Nuova Luna per la stampa medica), ha colto l’essenza del quaderno di ricordi incentrando l’attenzione sulla morte di un gattino amato dagli anziani ospiti della casa di riposo San Francesco di Saragnano – Baronissi. Purtroppo anche quell’evento era necessario, in un quotidiano identico per tutti, fatto anche di drammi, di delusione e morte.
Ha, altresì, evidenziato come nell’area della costiera amalfitana le malattie del disagio mentale colpiscano una fetta rilevante della popolazione che, finalmente curata, corre ulteriori rischi: le cure davvero efficaci, attraverso l’utilizzo di medicinali adeguati, fanno acuire la consapevolezza della malattia con l’aumento dei suicidi. Da ciò discende la necessità di servizi sociali che li tutelino. È questo il vero pregio di società come la GEA che nel coltivare rapporti di collaborazione con gli enti, non possono, a causa e in ragione dei finanziamenti sempre insufficienti, far diminuire la qualità. La materia della sanità mentale non è faccenda da pareggio dei bilanci.
La prova della fondatezza di questa ultima affermazione esiste, è nei risultati ottenuti dalla cooperativa GEA: a convegno in corso è intervenuta AMELIA, accompagnata dal personale della casa di riposo San Francesco. Un vero colpo di teatro, chiarificatore più di ogni studio scientifico. Amelia è la protagonista, con TERESINA, di Due rose senza spine; Amelia visse in un manicomio; Amelia era epilettica e cieca; Amelia rinacque e visse in piena efficienza e autonomia curando il proprio corpo; Amelia vive ancora. Amelia ha cento anni. Amelia con la sua presenza ha fatto esplodere nelle menti dei numerosi presenti motivi di orgoglio, gioia sincera e gratitudine infinita per l’umanità che ha distribuito e regala ancora.

 

Alessia e Michela Orlando > Autrici “Due rose senza spine”