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“PER LA RIPRESA ECONOMICA DELL’EUROPA SERVE PIÙ ATTENZIONE ALLE BANCHE COOPERATIVE E LOCALI”crisi finanaziaria

UN APPELLO PRESENTATO A VENEZIA DURANTE UNA CONFERENZA INTERNAZIONALE SULLE COOPERATIVE, CHIEDE ALL’UE DI PUNTARE SUL FINANZIAMENTO DELL’ECONOMIA REALE PER USCIRE DALLA CRISI

 

È stato Carlo Borzaga, presidente di Euricse, a presentare poche ore fa a Venezia, nel corso della conferenza internazionale sulle cooperative “Promoting the understanding of cooperatives for a better world” l’appello della comunità degli studiosi del mondo cooperativo a tutti i capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea, agli organi di Governo dell’UE e alle Autorità bancarie europee, “sul ruolo del credito cooperativo per la ripresa economica dell’Europa”.

Obiettivo dichiarato, e largamente condiviso da gran parte dei relatori internazionali intervenuti alla conferenza, è che le disposizioni europee in materia bancaria imparino a tener conto delle specificità del credito cooperativo, e in generale del credito locale, per sostenere la ripresa economica dell’Europa.

Il documento, che affronta il tema delle nuove misure di regolamentazione del sistema finanziario comunitario, è stato quindi oggetto di discussione fra Carlo Borzaga, presidente Euricse, Romano Prodi, economista ed ex Presidente della Commissione Europea e del Consiglio Italiano, Sir Partha Dasgupta, economista dell’università di Cambridge e della London School of Economics e Alessandro Azzi, Presidente di Federcasse.

Romano Prodi ha fatto notare quanto il problema stia nella capacità delle istituzioni di recepire il messaggio della conferenza: “Il problema non è nella voce di chi lancia l’appello, bensì nelle orecchie di chi dovrebbe ascoltarlo”. Per l’ex Presidente della Commissione Europea iniziative dal basso sono perciò condivisibili, ma “attenzione al ruolo dello Stato e delle Istituzioni, essenziale poiché garanzia di fondo di fronte ai cambiamenti della società”.

Per Sir Partha Dasgupta c’è da vincere innanzitutto una “sensazione, corroborata da noi stessi economisti, che i sistemi alternativi a quello capitalista siano instabili” e che perciò possano essere “cancellati dala concorrenza”. Una paura che svanirebbe se ci soffermassimo su sistemi differenti già presenti nella società e ampiamente funzionanti. Un esempio? La famiglia, “azienda no profit e nonostante ciò in grado di funzionare, prosperare e sopravvivere”.

“Il nostro modo di fare banca – spiega Azzi – appoggia l’economia reale e non quella speculativa. Sostenere le banche cooperative significa perciò sostenere le piccole imprese locali”. Nonostante ciò: “una normativa omogenea se applicata a un mondo così eterogeneo rischia di creare problemi”. Il rischio è, ovvero, che “chi ha sostenuto realmente l’economia reale in questi anni di crisi non riesca ad adeguarsi a una nuova normativa”. È importante, nonostante ciò, “alzare la voce” ed per questo che un appello può fungere da propulsore al cambiamento.

Ma ecco qualcosa in più in merito al testo dell’appello. Vi si legge: “è fonte di grande preoccupazione assistere all’impostazione di un nuovo quadro regolamentare per gli istituti finanziari che mette a repentaglio la possibilità di sopravvivenza delle banche cooperative e locali”, in quanto il suo “approccio indifferenziato in realtà penalizza le banche che meno hanno contribuito all’insorgere della crisi e che si sono rivelate le migliori nel mitigarne le conseguenze”.

crisi finanaziaria

Il riferimento principale è perciò alle banche locali e cooperative, avulse da quelle attività finanziarie ad alto rischio che hanno causato la crisi, e che “al contrario, e soprattutto, hanno continuato a concentrare la propria attività sull’economia reale, concedendo credito alle famiglie e alle PMI anche quando altre banche avevano cessato di farlo”. Un ruolo di importanza strutturale per le comunità locali, motore di sviluppo per il territorio, “sempre più riconosciuto e apprezzato sia dai policymaker che dai consumatori”.

Incuranti di queste peculiarità, “le nuove direttive comportano costi che pesano molto di più, in proporzione, sulle banche locali e cooperative, per la quantità di adempimenti anche tecnologici che impongono, con l’effetto di ridurre la disponibilità di credito aumentandone nel contempo il costo”. Misure non necessarie, come dimostra il fatto che negli Stati Uniti, dove si sono analizzati questi effetti indesiderati, “le banche locali sono state esentate dalle nuove misure in tema bancario”.

I firmatari dell’appello chiedono pertanto a policymaker e legislatori europei di riconoscere le specificità che distinguono le banche locali e cooperative, impegnandosi nel realizzare le seguenti proposte:

1) adottare un efficace principio di proporzionalità nell’adattare i nuovi standard
2) esentare le banche cooperative dai requisiti che non sono conformi al suo modello d’impresa
3) prima dell’introduzione di una misura, effettuare una stima dell’impatto sui diversi tipi di banche e di imprese;
4) rivedere la scansione temporale dell’introduzione delle nuove direttive, tenendo conto dell’effetto sulle diverse strutture industriali a livello nazionale e le conseguenze sul processo di ripresa dalla crisi economica.