Il welfare dei nonni

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Il welfare dei nonni

Il 30 per cento dei nonni cura i nipoti!   Le donne sostenute dai genitori hanno il 40% in più di possibilità di conciliare famiglia eufficio.Il welfare dei nonni 

O le mamme. O le nonne. Mai (o quasi) tutte e due assieme al lavoro. È cortissima la coperta dell’ occupazione femminile nel nostro Paese. L’ ennesima dimostrazione viene da un’ indagine svolta da tre ricercatori dell’ università Bocconi pubblicata a gennaio dall’ università britannica di Essex. L’ evidenza che colpisce di più: le mamme che possono contare sull’ aiuto di una nonna hanno il 40 per cento di possibilità in più di conciliare la famiglia con l’ ufficio. La ricerca dal titolo «Tutto in famiglia: cura informale dei bambini e partecipazione delle madri al mercato del lavoro» parte da un’ indagine multiscopo che Istat ha condotto nel 2003 e, più in particolare, dalle oltre 3.900 interviste che hanno coinvolto altrettante madri con almeno un bambino al di sotto dei 14 anni. Primo esito, facilmente prevedibile: le donne cercano il paracadute delle nonne perché l’ asilo nido o non c’ è o ha un costo non compatibile con il bilancio familiare. Ma a questa ragione se ne affianca un’ altra, addirittura di maggiore rilevanza. «Nel nostro Paese solo il 15 per cento dei piccoli sotto i tre anni va al nido. E questo in un caso su due avviene perché la mamma non si fida del nido stesso. Punto e basta». E questo indipendentemente dai costi (a Milano, per esempio, si sfiorano i 700 euro al mese) e dalla disponibilità dei posti (pochi, soprattutto al Sud). «Quando si parla di bimbi al nido, inevitabile fare i conti anche con una questione culturale che riguarda prima di tutto le madri», osserva Bruno Arpino che, con Chiara Pronzato e Lara Tavares ha curato la ricerca. In questo intrecciarsi di condizionamenti oggettivi e culturali, i nonni (ma forse bisognerebbe dire le nonne) restano i pivot delle organizzazioni familiari delle giovani madri. Se in Svezia e in Danimarca la percentuale dei nonni che curano quotidianamente i nipoti è pari a un risicato 2 per cento, in Germania si raggiunge il 15. Il welfare dei nonniMa in Italia si tocca addirittura il 30 per cento. Il massimo della disponibilità è garantito dalle nonne con livelli culturali medio bassi. «Meno hobby e interessi alternativi oltre a uno spiccato spirito di sacrificio le rendono candidate naturali al ruolo di babysitter a tempo pieno», analizza Arpino. Secondo i ricercatori dell’ università Bocconi, l’ equilibrio basato sui sacrifici delle nonne è insostenibile per il Paese prima ancora che per le signore over60. «Il motivo è semplice – spiegano Pronzato, Arpino e Tavares -. Lo sviluppo dell’ Italia ha bisogno sia di una maggiore partecipazione delle mamme al mercato del lavoro, sia di nonne che vanno in pensione dopo aver compiuto i 65 anni. Mentre oggi una cosa esclude l’ altra». «Certo, la resistenza delle mamme rispetto all’ idea di mandare i figli al nido ci deve interrogare – riflette Francesca Zajczyk, sociologa dell’ università Bicocca di Milano -. È evidente che una parte del problema è strettamente culturale. Non a caso l’ Italia si distingue in Europa per un modello di famiglia che, oltre a non portare i piccolissimi al nido, trattiene i grandi fino ai trent’ anni e oltre». Ma, secondo Zajczyk, sarebbe miope chiudere la questione gettando la croce sull’ incontenibile «mammitudine» delle italiane. «Le famiglie hanno bisogno di sicurezze rispetto alla qualità dei servizi dei nidi. Le mamme sanno che i piccoli in fasce non potranno offrire loro nessun riscontro rispetto a quanto succede a scuola. Per questo un serio e trasparente sistema di controlli potrebbe migliorare le cose». Per finire, una lancia spezzata a favore delle nonne: «Non ci sono livelli culturali che tengano – conclude la sociologa -. Il lavoro delle figlie e delle nuore, quando c’ è, è sempre più flessibile. Per far fronte ai mille imprevisti che squassano una famiglia, la disponibilità delle nonne è necessaria anche quando il nipotino va al nido. Generazione dopo generazione la corda è sempre più tesa. E le sessantenni di dopodomani rischiano di trovarsi prigioniere di una trappola infernale». 

 

FONTE > corriere.it